domenica 31 maggio 2020

Chuck Mangione - "I Do Everything for Love"

Musicista, compositore, trombettista e flicornista jazz statunitense. La madre, di cognome Bellavia, era originaria di Serradifalco (Caltanissetta), mentre il padre era originario di Naro (Agrigento). Stiamo parlando di...






Chuck Mangione, compositore e cornettista di rango internazionale, è nato nel 1940 a Rochester, New York. Le sue origini possono essere definite italiane ed ebree. Praticamente appena finito il conservatorio, arrivò a suonare nei "Jazz Messengers" di Art Blackey. Dopo una vita di successi con il suo stile orecchiabile o smooth jazz (numerosi i brani di Chuck Mangione inseriti nelle colonne sonore di film), smise di esibirsi dal vivo nel 1989, a chiusura di un quarto di secolo di vita da girovago... per riprendere nel 1994, dopo la morte di Dizzie Gillepsie, da lui venerato.




Alcune opinioni su Chuck Mangione trovate sul sito Debaser:

«Influenzato indelebilmente da Dizzy Gillespie e capace di creare un jazz accattivante e disinvolto. Personaggio dotato di energia infinita, gioia ed entusiasmo.»

«"Tarantella" è un capolavoro. Con Corea e Steve Gadd. Disco favoloso, e non è l'unico. Artista di una passione immensa.»

«Genuino e articolato. Da ascoltare sotto il chiarore del sole d'estate.»


sabato 30 maggio 2020

Happy Birthday, Benny Goodman!

Oggi ricorre l'anniversario della nascita del grande clarinettista.




Nacque a Chicago il 30 maggio 1909 in una famiglia povera di immigrati ebrei. Aveva 10 anni quando gli fu regalato un clarinetto. Prese lezioni alla sinagoga Kehelah Jacob, poi Franz Schoepp, della Chicago Symphony Orchestra, fu suo insegnante per due anni. A 12 anni "Benny" (il cui vero nome era David) suonava già in bands che si esibivano in locali da ballo della città. In seguito fece parte della Austin High School Gang. Intanto ascoltava e imparava il jazz grazie ai grandi solisti degli Anni Venti. Nel 1931 incise il suo primo disco e da allora fu... leggenda!

Memorabile il concerto della sua orchestra alla Carnegie Hall di NY. 





 Benny Goodman and His Orchestra - Carnegie Hall Jazz Concert (live 1938)

  The whole thing


Wow! This is jazz! Le seguenti clips sono tratte dal concerto in questione, che rivoluzionò tutti i parametri della musica e viene considerato il più importante (o comunque uno dei più importanti) di tutti i tempi. Una velocità e una tecnica mai raggiunte prima.

Il tizio al vibrafono è assolutamente inimitabile: è "un certo" Lionel Hampton. Benny Goodman stesso è ovviamente al clarinetto, e poi abbiamo Gene Krupa alla batteria e Teddy Wilson ai tasti bianchi e neri. Really wild!










E le sequenze che seguono - una doppia portata di swing jazz - sono dal film Hollywood Hotel (1937). Benny Goodman (che, incredibile ma vero, morì in miseria) qui sempre con i suoi fidi Gene Krupa, Harry James (è il primo trombettista a sinistra), Lionel Hampton e Teddy Wilson. Krupa secondo me è tra i migliori batteristi di tutti i tempi (e destinato a rimanerlo per l'eternità), insieme a Ginger Baker.


 

Ancora una nota: ci fu un periodo in cui lo swing venne considerato un genere troppo "black" per sottoporlo alle orecchie della gioventù bianca e, di conseguenza, numerose stazioni radio si rifiutarono di trasmetterlo. Dunque, per i loro tempi Goodman e accoliti significarono ciò che Elvis significò per il rhythm and blues.

Nel '53. Alla voce: Peggy Lee
 



Minnie's in the Money


 Arrivederci, Mr. Goodman!
Benny Goodman, noto come "King of Swing"
La sua big band e tutti i suoi vari gruppi segnarono un'epoca: gli Anni Trenta e Quaranta. In America... ma non solo. 
Morì nel 1986 a New York City. 



 "Sing, Sing, Sing" ... nell'interpretazione della big band di Benny Goodman




Composto nel 1935 da Louis Prima (da non confondere con Louis Jordan!), "Sing, Sing, Sing" anticipò quel tipo di swing che avrebbe caratterizzato il periodo durante e dopo il secondo conflitto mondiale e in cui, com'è noto, oltre a Duke Ellington (scuola newyorkese, influenzata dalla musica sinfonica) e Count Basie (scuola di Kansas City, più fedele al blues), trionfarono le big band di Glenn Miller, Jimmy Dorsey, Tommy Dorsey, Prima, Goodman, Artie Shaw... finché molti locali non iniziarono a virare verso il nuovo genere che faceva impazzire i ragazzi del tempo: il rock'n'roll.


 Folla di fans a Oakland, California


Greatest Hits


mercoledì 27 maggio 2020

R.I.P. Jimmy Cobb

Fu tra i più grandi batteristi della storia del jazz.

Cobb aveva 91 anni. Nel corso di una carriera lunga oltre 70 anni, ha collaborato con mostri sacri come Dizzy Gillespie, John Coltrane, Stan Getz e soprattutto Miles Davis, con cui ha suonato per cinque anni nel periodo di Kind of Blue.


Nato a Washington il 20 gennaio 1929, Cobb è celebre per aver collaborato al disco più famoso e più venduto della storia del jazz (Kind of Blue appunto, 1959). Con Cobb alla batteria e Davis alla tromba, c'erano Julian Adderley al sassofono contralto, John Coltrane al sassofono tenore, Bill Evans e Wynton Kelly al pianoforte e Paul Chambers al contrabbasso. Dopo il quinquennio nel gruppo di Miles Davis (è presente alle registrazioni di Sketches of Spain, Someday My Prince Will Come, Live at Carnegie Hall, Live at the Blackhawk, Porgy and Bess e Sorcerer), Cobb lavorò con artisti votati agli incroci con l'hard bop e il funk: Gillespie, Stan Getz, Sarah Vaughan.



Per oltre trent'anni è stato attivo a New York con il suo Jimmy Cobb's Mob. Ha tenuto concerti in tutto il mondo ed è stato spesso ospite in Italia, insegnando anche ai seminari di vari festival. Ha collaborato inoltre con Dinah Washington, Billie Holiday, Clark Terry, Wynton Kelly, Wes Montgomery, Gil Evans, Kenny Burrell, J. J. Johnson, Sonny Stitt, George Coleman e molti altri.





lunedì 25 maggio 2020

The Mahavishnu Orchestra

Creatura principalmente del chitarrista John McLaughlin, la Mahavishnu Orchestra, formazione di jazz fusion, si formò nel 1971 a New York City e la sua ricetta era un misto di musica classica indiana, di jazz e di rock psichedelico. Fece molto parlare di sé per le live performances tra il 1971 e il 1973, caratterizzate da grande dinamismo. E fu così che cominciò.





La prima formazione della Mahavishnu Orchestra, che per gli appassionati del jazz moderno si legge quasi come una poesia, era questa:


Guitar – John McLaughlin 
Drums – Billy Cobham 
Bass – Rick Laird 
Piano – Jan Hammer 
Violin – Jerry Goodman
Ma ci furono molti cambi nel corso della storia dell'ensemble. Nel 1974-76 (seconda incarnazione), ad esempio, uno dei componenti fu Jean-Luc Ponty, che aveva già suonato con Frank Zappa. Questa "nuova" Mahavishnu Orchestra venne considerata da McLaughlin "la vera" Mahavishnu Orchestra, pur se, di nuovo, i musicisti andavano e venivano. Tra l'album Apocalypse del 1974 e Visions of the Emerald Beyond del '75 la band venne sottoposta a un'altra piccola rivoluzione in ambito... human resources




Apocalypse venne registrato a Londra con la London Symphony Orchestra sotto la direzione di Michael Tilson Thomas, con George Martin come produttore e Geoff Emerick ingegnere del suono. Per Inner Worlds del 1976 la band fu ridotta a un quartetto. A questo punto Jean-Luc Ponty aveva già lasciato la compagnia, per disaccordi sui diritti d'autore di alcuni pezzi contenuti in Vision





L'interesse di McLaughlin verso la musica indiana lo spinse a formare il gruppo Shakti, cui seguirono altre esperienze (tra cui un trio composto da lui e due altri grandi chitarristi: Al Di Meola e Paco de Lucia).


Nel 1984 iniziò la terza incarnazione della Mahavishnu Orchestra, con Bill Evans al sax, Jonas Hellborg al basso, Mitchel Forman alle tastiere e il batterista Billy Cobham che celebrava il suo come back. Cobham partecipò alle sessioni di registrazione dell'album eponimo del 1984 ma, per le esibizioni dal vivo, fu rimpazzato da Danny Gottlieb. E Mitchel Forman più tardi venne sostituito da Jim Beard
Il suono di questa band era diverso dall'originale Mahavishnu Orchestra, in particolare per l'uso ripetuto che McLaughlin faceva del sintetizzatore Synclavier.  




Facit: anche se i primi due album, licenziati con la benedizione di Miles Davis (con il quale McLaughlin aveva suonato) e del guru indiano Sri Chinmoy, rimangono i prodotti più memorabili, si può tranquillamente dire che la Mahavishnu Orchestra è valida in tutte le sue emanazioni. In ognuno dei suoi periodi, infatti, è sempre stata una formazione di fenomeni.  



sabato 23 maggio 2020

Jazznesis - "Supper's Ready"

I Jazznesis fanno la cover di "Supper's Ready", lunga e composita suite dall'album dei Genesis Foxtrot.
È uno strano - ma anche riuscito - connubio di jazz e progressive rock! Del resto questa è un'ensemble che si è appunto specializzata nella musica della celebre band inglese...



sabato 16 maggio 2020

Notizie jazz, maggio 2020

È in edicola il numero di maggio di Musica Jazz! Contiene, tra le tante cose, un articolo su Jimmy Witherspoon, una delle voci più rappresentative dell’esperienza afro-americana del secondo Novecento, attivo in un panorama socio-economico quanto mai complesso e sfaccettato.


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Martedí 19 maggio Jazz in Sardegna si svolgerà... sotto forma di live streaming party! 

La manifestazione compie 40 anni ma, a causa delle restrizioni dettate dal Covid-19, quest’anno le celebrazioni si spostano sul “palcoscenico virtuale” del web, con una speciale diretta online. Per seguire l'evento, cliccare il link di Facebook “40 anni di Jazz in Sardegna-1980-2020-Live streaming party”.
Martedì 19, come detto. Inizio alle 19.

Maggiori informazioni: link 1, link 2 


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Su Il Manifesto, un ricordo di John Lewis, nel centenario della nascita. Lewis, grande pianista, è stato tra l'altro il fondatore del Modern Jazz Quartet.



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Ornella Vanoni riveste di jazz una sua famosa canzone (che è tuttavia una cover di "The wonders you perform" di Tammy Wynette), e cioè "Domani è un altro giorno", con la quale nel 1971 scalò la nostra hit parade. E, anche nel mood "sincopato", riesce a essere favolosa. Leggi di più e ascolta la song qui.

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Ricordiamo inoltre che oggi, 16 maggio, è  il compleanno del drummer Billy Cobham e del leader dei King Crimson, Robert Fripp. Per Cobham, leggete questo nostro articolo (pubblicato ieri). Per Fripp, che sa mischiare classica, jazz e rock, vi rimandiamo al blog Topolàin.

 Tanti auguri, Billy Cobham!

E Auguri! a Mr. Fripp 




venerdì 15 maggio 2020

Auguri a Billy Cobham!

Domani, 16 maggio, è il compleanno del celebre batterista.


Questo uscì nel 1973: musica del futuro!

 

  Se c'è un batterista jazz che è andato "oltre", dominando la scena degli ultimi quattro decenni, questo è il panamense Billy Cobham. Trasferitosi con la famiglia a New York City durante la fanciullezza, la musica di cui Cobham si fa foriero unisce non solo le due Americhe, ma tutti i mondi possibili; cavalcando l'onda elettrica degli ultimi due secoli... e di quelli a venire. 
Cobham ha trovato la quadratura del cerchio, o forse è meglio dire quella "formula universale", quella "teoria del tutto" che invano, per centinaia di anni, tanti scienziati, tra i quali Einstein, hanno provato a enunciare.



Già con il suo debutto, Spectrum, Cobham (Panama, 16 maggio 1944) ci porta in un viaggio meraviglioso dentro la sua navicella. Ma in realtà il viaggio era iniziato prima, con le sue collaborazioni con Miles Davis e John McLaughlin, nomi che sono una garanzia non soltanto per i conoscitori della jazz fusion.
A Spectrum partecipano il tastierista Jan Hammer (Mahavishnu Orchestra), Tommy Bolin alla chitarra (più tardi coi Deep Purple) e il bassista Lee Sklar, che qui fa un lavoro magnifico (vedi il megalittico "Stratus").
Difficile immaginarsi un album più infuocato e up to date di questo, pur con i momenti di rilassatezza di marca salsa ("To The Women In My Life" / "Le Lis"). La sensazione che si ricava dall'ascolto è magnifica. Un'iniezione di energia quantica.



Billy Cobham - Drums 
Mike Stern - Guitar 
Michal Urbaniak - Lyricon and Violin 
Gil Goldstein - Piano 
Tim Landers - Bass 

Qui il violino di Urbaniak aggiunge fluidità alla porcellana e al cristallo incastonati d'acciaio.


Nel 1992 Cobham iniziò a collaborare con l'UNICEF per aiutare pazienti autistici e bambini di strada a Santos, in Brasile. Quel progetto terapeutico-musicale durò alcuni anni. 
Nel '93 fu al WOMAD Festival (World of Music, Arts and Dance) con Peter Gabriel, nonché con l'Okuta Percussion della Nigeria e Farafina di Burkina Faso. (Ancora oggi collabora a WOMAD: per anni ha tenuto lezioni di tecnica di esecuzione alla University of Bath Spa, in Inghilterra, ed è attualmente "patrono ufficiale" del WOMAD di Bath.) 
Ha suonato e suona con il gruppo cubano Asere.

"Per me è molto interessante sentire la Mahavishnu Orchestra o anche Jack Bruce, e cercare di essere alla loro altezza. E' un tipo di musica dalle radici latine. La musica non è bugiarda, la musica rivela chi tu sei veramente. La mia collaborazione con gli Asere mi aiuta a ricollocarmi nello spazio e nel tempo. Io cerco di riconnettermi a Panama: attraverso uno sguardo più chiaro al mio passato, cercherò di capire meglio il futuro."  

Nel 2011 Cobham ha iniziato a insegnare "drums online" alla Jazz and Fusion Drum School.
(Vedi anche i video su Drumlessons.com .)


sabato 9 maggio 2020

Musica del diavolo - Muddy Waters, blues elettrico

Trent'anni: così tanto c'è voluto per pubblicare questo concerto, apoteosi del Chicago Blues. Ma meglio tardi che mai. Al Festival di Montreaux del 1974 (il DVD, Messin' With The Blues, è del 2004) si esibirono Muddy Waters e i suoi amici, ed ecco il risultato.


Recorded live in 1974 at The Montreux Jazz Festival in Switzerland

Muddy Waters – Guitar & Vocals
Junior Wells – Harp, Vocals
Buddy Guy – Guitar & Vocals
Bill Wyman – Bass
Terry Taylor – Guitar
Pinetop Perkins – Piano
Dallas Taylor – Drums ....

Scaletta:
"Messing’ with the Kid"
"Hoodoo Man Blues"
"When You See the Tears from my Eyes"
"Ten Years Ago"
"Hoochie Coochie Man"
"Mannish Boy"
"The Same Thing"
"Got My Mojo Working"


Muddy Waters

Se il blues è "la musica del diavolo" (in quanto arché sonoro ripetitivo e trascinante), chi o che cosa rappresentano musicisti del rango di Robert Johnson, Muddy Waters, Sonny Boy Williamson, Howlin' Wolf, John Lee Hooker...? Gran sacerdoti di Satana? La verità è che, nonostante l'immenso talento tramite cui riuscirono a "esplodere" nel mondo (e in particolare nella società stelle-e-strisce), costoro, essendo di colore, soffrirono le pene dell'inferno: a causa delle manifestazioni di razzismo nei loro confronti - a ogni ora del giorno e in ogni situazione della vita -; e dunque furono, piuttosto, vittime del diavolo, non mandatari.



Muddy Waters rispecchia i canoni del "classico" cantante blues. Da bambino sguazzava nel fango ("mud") del Mississippi e, quando più tardi si stancò di raccogliere cotone per i bianchi, si trasferì a Chicago. Essendo analfabeta (proveniva, dal resto, da una cultura orale) e non sapendo fare nient'altro che intrattenere la gente con la sua chitarra e la sua voce, fu alla musica che dedicò l'esistenza.  Non a caso viene considerato l'iniziatore del "Chicago Blues", variante urbana - ed elettrizzata - di questo genere: un blues ancora rude ma più elegante di quello delle campagne... pur se la slide di Muddy non dimentica nessuno degli accordi paludosi tipici del luogo dei primordi (il delta del Mississippi, appunto). Gli album più significativi di Muddy Waters: Newport 1960 (1960), Electric Mud (1968; un vero spartiacque nella storia del blues!), Sail On (1969), They Call Me Muddy Waters (1971), The Muddy Waters Woodstock Album (1974), I'm Ready (1978).

 ...  

Numerose le compilations che contengono le sue migliori performances dal vivo e in studio.  Tra queste, basti nominare The Essential Collection, dove ci sono praticamente tutti i successi della sua carriera, da "Got My Mojo Working" attraverso "Mannish Boy" e "I'm Your Hoochie Coochie Man" fino a "Rollin' Stone". A proposito: indovinate da dove ricavò il nome la band formata da Mick Jagger, Keith Richards e Brian Jones? Esattamente! Fu il verso "I’m a rollin’ stone" nel brano "Mannish Boy" - scritta da Muddy Waters nel 1956 - a ispirare i tre (o il solo Jones; ci sono diverse versioni in proposito). "I'm a rollin' stone" si riferisce al proverbio "A rolling stone gather no moss", ovvero:
"Pietra che rotola non fa muschio". .............[Prego notare la presenza di Bill Wyman nel concerto di Montreaux.]



Questa biografia a firma Robert Gordon è disponibile su Amazon.it



Nel video sottostante: un'altra versione di "Mannish Boy" (dal DVD Muddy Waters in Concert 1971)

mercoledì 6 maggio 2020

Ritmo sincopato (jazz, Italia)

#jazz #Italia

Ritmo sincopato: il jazz in Italia


Su Spotify https://open.spotify.com/show/7iiTRKmyd67CN6IoqqQjfw


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